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storia 1 . la nascita della tarvisium

sessantanove

 

L’associazione rugbystica RUGGERS TARVISIUM 69 si costituisce il 2 agosto 1969. A farla nascere furono il coraggio e un pizzico di follia di Natalino Cadamuro – allora poco più che ventitreenne – e di uno sparuto manipolo di ragazzi non ancora maggiorenni (“Ino Pizzolato”, Claudio “Achille” Lauro, Gigi Cagnin, Franco Polloni e Oscar Gazzola) riuniti nella stanzetta del bar da “da Bepi”. Saranno questi e qualche altro i primi giocatori e – caso probabilmente unico della storia Federale (oggi assolutamente inimmaginabile) i primi consiglieri della neonata Società.

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storia 2 . gli esordi

 

Nel campetto sotto la scarpata del cavalcavia dove si erano trasferiti dopo aver abbandonato la parrocchia e che segnava allora una frontiera non del tutto ideale con la città, il carisma di Natalino disciplinò per settimane la variegata compagnia che nel frattempo si era rinforzata con l’arrivo di nuovi seguaci. 

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storia 3 . caccia allo scudetto

 

Nel 1971 arriva la conferma dell’assoluto livello concorrenziale raggiunto dal club; esclusi (ancora una volta dal Petrarca) dalla lotta per il tricolore, i ruggers dominano la Coppa Primavera e piegano il Rovigo nella finale di Padova.
L’importante successo, il primo veramente rilevante, rende euforico l’ambiente e scioglie ogni residua riserva sulle inevitabili conseguenze dei sacrifici e della disciplina a cui tutti si erano duramente sottoposti. Qualcuno comincia a essere convocato a vestire la maglia azzurra e, al ritorno da quelle eccezionali esperienze, trasferisce nei compagni un grande sentimento di orgoglio, nuove sicurezze e, soprattutto, più evolute competenze tattiche. 

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storia 4 . i sprybryckx

 

Qualche detrattore inevitabile spenderà la propria voce – toccato forse da una non trascurabile forma di rosicante invidia – per rimproverare a quella squadra e a quelle che con altrettanta fortuna ripercorreranno lo stesso cammino vincente nel quindicennio seguente, di giocare in modo troppo inelegante e rude, di mancare di abbastanza “tecnica”, certo ignorando che il termine non intende affatto significare qualcosa di inutilmente estetizzante. In quegli anni il fraintendimento di questo “dettaglio” era piuttosto comune e molto evidente.

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