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n° 21 di Corrado Denaro

cult 21

 

Storia di mete

che hanno fatto la storia

 

4. La rivoluzione di Lomu

18 giugno 1995, Newlands Stadium di Cape Town, Sud Africa

È la Coppa del Mondo del 1995. Quella che si giocò in Sud Africa, quella del ritorno dei leggendari Springboks dopo la fine dell'apartheid, l'edizione di Mandela e Pieenar, delle fughe di Chester Williams e del drop di Stransky.
Ma fu anche la Coppa del Mondo che mostrò al mondo un enorme, inestimabile diamante chiamato Jonah Lomu.
20 anni, nato da genitori tongani ma destinato a rinnovare la leggenda All Blacks, un corpo sovrumano, un Golia senza precedenti, almeno nel ruolo di ala: 1,96 m per 120 kg di pura energia. Energia nel senso einsteiniano del termine: ossia un'enorme massa sparata alla velocità della luce.
Al liceo, tanto per dire, questo ragazzo straordinario aveva corso i 100 metri piani in poco meno di 11 secondi.

In quel suo primo mondiale, Lomu fece letteralmente a pezzi le difese avversarie. Assolutamente impossibile da fermare nell'uno contro uno, impegnava da solo almeno tre avversari, e succedeva di frequente che ne uscisse vincitore, come una palla da bowling che abbatte i birilli, come un Bud Spencer che fa saltare in una sola mossa un gruppo di teppisti sgangherati.
Il 18 giugno, a Città del Capo, si gioca la semifinale mondiale tra Nuova Zelanda e Inghilterra. Il giorno prima, gli Sprimbocks di coach Christie hanno già raggiunto la finale sconfiggendo la Francia nella bolgia di Durban.
Lomu è l'osservato speciale, da giorni tecnici esperti e tifosi inglesi non fanno che dire la loro su come sarà possibile fermare il ciclone. Tutte parole al vento.
È passato solo un minuto e mezzo dall'inizio dell'incontro: gli All Blacks sono partiti a spron battuto, c'è una ruck sui 30 metri inglesi; il mediano neozelandese Graeme Bachop raccoglie la palla e riparte lesto, ansioso di mettere in gioco la sua arma proibita; ma il suo passaggio è orribile, Lomu viene saltato dalla palla e deve tornare indietro, riparte da fermo dai 40 metri, spalle alla meta e isolato contro 3 galletti inglesi ad aspettarlo: azione finita? Nemmeno per sogno: Lomu parte come una furia, evita il placcaggio di Tony Underwood allontanandolo con un braccio, Will Carling sarebbe in ottima posizione ma prendere un Lomu in velocità è impresa impossibile: ogni metro ti distanzia di due, dopo 7 passi Carling sembra già troppo lontano per intervenire, ma si tuffa alla disperata sulla linea dei 22 e riesce a portare una francesina miracolosa: ferisce il gigante, che ora barcolla, sembra destinato a cadere in avanti; di fronte alla linea di meta inglese, l'ultimo difensore Mike Cutt, oggi allenatore azzurro dei trequarti, aspetta coi piedi ben piantati a terra un Lomu completamente sbilanciato: tirarlo giù, almeno questa volta, sarà un gioco da ragazzi.
E invece no: arriva la meraviglia.
Cutt si abbassa, decide di andare in sicurezza, placcando alle gambe anziché al corpo, come ti insegnano fin dal minirugby. Solo che Lomu usa Cutt come appoggio umano, trova in un avversario agguerritissimo un perfetto alleato, affonda le ginocchia quasi a terra sulle spalle di Cutt, lo spazza via di potenza, ritrova l'equilibrio e schiaccia in meta.
Abominevole, stupefacente, entusiasmante Lomu!

https://www.youtube.com/watch?v=3EdUxq-ZxQ4